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November 25, 2012

Le donne sono una risorsa, non un nemico

Oggi è la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. L'Italia deve imparare ancora molto in fatto di civiltà e oltre cento donne uccise solo nel 2012 per mano di un uomo, spiega la gravità del fenomeno.

Ma non voglio limitarmi ai problemi dell'Italia e voglio celebrare questo giorno con il video di una ragazza eccezionale da cui dovremmo farci ispirare tutti.

Eccolo:



November 24, 2012

La lista degli italiani buoni

Da un giochetto scemo che è nato su FB, in cui un amico chiedeva ai suoi contatti di scrivergli i nomi di 10 italiani saggi di cui fidarsi perché lui non ne trovava, mi è venuta l'idea di rifarlo qui, in modo che a distanza di tempo avrei potuto riguardare i nomi che avevo scritto.

Ho deciso di stilarne due di liste: ITALIANI NON VIVENTI e ITALIANI VIVENTI.

Inutile dire che sui viventi ho avuto parecchie difficoltà a completare la lista. Ho scelto persone che stimo e ammiro (senza appretto, però!), che sono spiriti indipendenti e che hanno il coraggio di portare avanti le loro idee nonostante le critiche. Ho voluto mettere anche due politici ai quali voglio dare fiducia, almeno per il momento, sperando che non mi deludano in futuro. In fondo sono persone che potrebbero fare davvero la differenza e farci pensare che non tutto è perduto.

Comincio con la lista degli italiani morti, che dovrebbe restare intatta, al massimo si allungherà, implementata di volta in volta con quelli per ora ancora viventi.

Ho scelto di non andare troppo indietro nel tempo e mi sono limitata a elencare solo persone vissute per gran parte della loro vita nel XX secolo o che, se non altro, lo hanno influenzato positivamente con le loro azioni.

Probabilmente me ne sono dimenticata qualcuna ma non sono voluta andare oltre le 10 persone, tanto per seguire le regole del gioco su FB. E non sono in ordine di importanza:

ITALIANI NON VIVENTI:

1) Guglielmo Marconi
2) Maria Montessori
3) Adriano Olivetti
4) Sandro Pertini
5) Enrico Fermi
6) Mario Monicelli
7) Renato Dulbecco
8) Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (insieme, per il loro comune destino)
9) Fabrizio De André
10) Gianni Rodari



ITALIANI VIVENTI:

1) Umberto Eco
2) Stefano Rodotà
3) Pino Caruso
4) Margherita Hack (anche se non condivido la sua scelta sul nucleare)
5) Rita Levi Montalcini
6) Carlo Rubbia
7) Dario Fo
8) Renzo Piano
9) Ignazio Marino
10) Giuliano Pisapia



Ecco, queste sono le mie due liste. Devo dire la verità, avrei voluto mettere molte più donne ma questo è quello che sono riuscita a fare. Chiedo scusa ai due personaggi che non sono riuscita a far entrare nelle foto, ma le griglie erano purtroppo solo per nove...

Se ve ne vengono in mente altri, uomini o donne, mi piacerebbe che li aggiungeste nei commenti. Grazie!


October 23, 2011

Un fine settimana casualmente americano a Roma

E' cominciato venerdì pomeriggio, uscendo dal lavoro e andando in libreria, dopo aver ricevuto una mail dalla bella e vecchia libreria Croce di uno sconto del 25% su tutti i libri per la sua prossima chiusura (ahimé!).

Gironzolando tra gli scaffali e i tavoli la mia attenzione è stata catturata da libri tutti riguardanti l'America e New York, e così mi sono portata a casa un libro della Taschen su Hopper, il bel libro di Sempé sulle copertine del New Yorker da lui disegnate, e un libro di narrativa di Adam Gopnik, guarda caso anche lui scrittore sul New Yorker.





La sera, poi, sono andata a seguire al Palazzo delle Esposizioni di Via Nazionale, un bel documentario sul New York Times (in lingua originale con sottotitoli) e sullo stato della stampa dopo l'avvento di Internet: "Page one: a year inside the New York Times", nell'ambito di un'iniziativa curata dal settimanale Internazionale per il festival del giornalismo tenuto recentemente a Ferrara.
 
Oggi, infine, in occasione di un piccolo rinfresco che farò domani in redazione per festeggiare la mia assunzione avvenuta a maggio (poi sono cominciati i turni per le ferie e non ho più avuto il tempo per organizzare la cosa), ho pensato bene di inaugurare delle teglie in silicone per mini muffin sbizzarrendomi nella preparazione di questi dolcetti in vari gusti: con farina di castagne, mela e cannella, ai mirtilli, con gocce di cioccolato...

A fine giornata, pubblicherò le foto di quello che sarà uscito fuori. Stay tuned!

Eccomi qui. Come promesso, queste sono le foto delle mie fatiche pomeridiane ai fornelli (i link portano alle ricette che ho seguito):



e infine, tanto per coronare il fine settimana americano, muffin ai mirtilli


March 11, 2010

Somiglianze

"Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo.

Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale.

La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto. Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto.

Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei.

Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt'al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po' ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente a causa del suo stile enfatico e impudico.

In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano.

Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare".


(Elsa Morante, 1945).

Qualunque cosa abbiate pensato, il testo si riferisce a Mussolini, ma è straordinariamente attuale...
Da qualche giorno questo scritto, leggermente rielaborato, gira sulla rete e su Facebook e fa pensare.

Questo il testo originale, non meno interessante:

Roma 1° maggio 1945


«Mussolini e la sua amante Clara Petacci sono stati fucilati insieme, dai partigiani del Nord Italia.

Non si hanno sulla loro morte e sulle circostanze antecedenti dei particolari di cui si possa essere sicuri. Così pure non si conoscono con precisione le colpe, violenze e delitti di cui Mussolini può essere ritenuto responsabile diretto o indiretto nell’alta Italia come capo della sua Repubblica di Sociale.

Per queste ragioni è difficile dare un giudizio imparziale su quest’ultimo evento con cui la vita del Duce ha fine. Alcuni punti però sono sicuri e cioè: durante la sua carriera, Mussolini si macchiò più volte di delitti che, al cospetto di un popolo onesto e libero, gli avrebbe meritato, se non la morte, la vergogna, la condanna e la privazione di ogni autorità di governo (ma un popolo onesto e libero non avrebbe mai posto al governo un Mussolini). Fra tali delitti ricordiamo, per esempio: la soppressione della libertà, della giustizia e dei diritti costituzionali del popolo (1925), la uccisione di Matteotti (1924), l’aggressione all’Abissinia, riconosciuta dallo stesso Mussolini come consocia alla Società delle Nazioni, società cui l’Italia era legata da patti (1935), la privazione dei diritti civili degli Ebrei, cittadini italiani assolutamente pari a tutti gli altri fino a quel giorno (1938).

Tutti questi delitti di Mussolini furono o tollerati, o addirittura favoriti e applauditi. Ora, un popolo che tollera i delitti del suo capo, si fa complice di questi delitti.

Se poi li favorisce e applaude, peggio che complice, si fa mandante di questi delitti. Perché il popolo tollerò favorì e applaudì questi delitti? Una parte per viltà, una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse o per machiavellismo. Vi fu pure una minoranza che si oppose; ma fu così esigua che non mette conto di parlarne. Finché Mussolini era vittorioso in pieno, il popolo guardava i componenti questa minoranza come nemici del popolo e della nazione, o nel miglior dei casi come dei fessi (parola nazionale assai pregiata dagli italiani).

Si rendeva conto la maggioranza del popolo italiano che questi atti erano delitti? Quasi sempre, se ne rese conto, ma il popolo italiano è cosìffatto da dare i suoi voti piuttosto al forte che al giusto; e se lo si fa scegliere fra il tornaconto e il dovere, anche conoscendo quale sarebbe il suo dovere, esso sceglie il suo tornaconto.

Mussolini, uomo mediocre, grossolano, fuori dalla cultura, di eloquenza alquanto volgare, ma di facile effetto, era ed è un perfetto esemplare e specchio del popolo italiano contemporaneo. Presso un popolo onesto e libero, Mussolini sarebbe stato tutto al più il leader di un partito con un modesto seguito e l’autore non troppo brillante di articoli verbosi sul giornale del suo partito. Sarebbe rimasto un personaggio provinciale, un po’ ridicolo a causa delle sue maniere e atteggiamenti, e offensivo per il buon gusto della gente educata a causa del suo stile enfatico, impudico e goffo. Ma forse, non essendo stupido, in un paese libero e onesto, si sarebbe meglio educato e istruito e moderato e avrebbe fatto migliore figura, alla fine.

In Italia, fu il Duce. Perché è difficile trovare un migliore e più completo esempio di Italiano.

Debole in fondo, ma ammiratore della forza, e deciso ad apparire forte contro la sua natura. Venale, corruttibile. Adulatore. Cattolico senza credere in Dio. Corruttore. Presuntuoso: Vanitoso. Bonario. Sensualità facile, e regolare. Buon padre di famiglia, ma con amanti. Scettico e sentimentale. Violento a parole, rifugge dalla ferocia e dalla violenza, alla quale preferisce il compromesso, la corruzione e il ricatto. Facile a commuoversi in superficie, ma non in profondità, se fa della beneficenza è per questo motivo, oltre che per vanità e per misurare il proprio potere. Si proclama popolano, per adulare la maggioranza, ma è snob e rispetta il denaro. Disprezza sufficientemente gli uomini, ma la loro ammirazione lo sollecita. Come la cocotte che si vende al vecchio e ne parla male con l’amante più valido, così Mussolini predica contro i borghesi; accarezzando impudicamente le masse. Come la cocotte crede di essere amata dal bel giovane, ma è soltanto sfruttata da lui che la abbandonerà quando non potrà più servirsene, così Mussolini con le masse. Lo abbaglia il prestigio di certe parole: Storia, Chiesa, Famiglia, Popolo, Patria, ecc., ma ignora la sostanza delle cose; pur ignorandole le disprezza o non cura, in fondo, per egoismo e grossolanità. Superficiale. Dà più valore alla mimica dei sentimenti , anche se falsa, che ai sentimenti stessi. Mimo abile, e tale da far effetto su un pubblico volgare. Gli si confà la letteratura amena (tipo ungherese), e la musica patetica (tipo Puccini). Della poesia non gli importa nulla, ma si commuove a quella mediocre (Ada Negri) e bramerebbe forte che un poeta lo adulasse. Al tempo delle aristocrazie sarebbe stato forse un Mecenate, per vanità; ma in tempi di masse, preferisce essere un demagogo. Non capisce nulla di arte, ma, alla guisa di certa gente del popolo, e incolta, ne subisce un poco il mito, e cerca di corrompere gli artisti. Si serve anche di coloro che disprezza. Disprezzando (e talvolta temendo) gli onesti, i sinceri, gli intelligenti poiché costoro non gli servono a nulla, li deride, li mette al bando. Si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, e quando essi lo portano alla rovina o lo tradiscono (com’è nella loro natura), si proclama tradito, e innocente, e nel dir ciò è in buona fede, almeno in parte; giacché, come ogni abile mimo, non ha un carattere ben definito, e s’immagina di essere il personaggio che vuole rappresentare.»

Pagina di diario, pubblicata su Paragone Letteratura, n. 456, n.s., n.7, febbraio 1988, poi in Opere, Meridiani Mondadori, Milano 1988, vol. I, pp. L-LII; e anche in Alfonso Berardinelli, Autoritratto italiano, Donzelli Editore 1998, pp. 29-31.


March 7, 2010

E se una domenica vi capitasse di passare per Parigi...

Questo signore, Jim Haynes, scrittore 76enne, da più di trent'anni invita a cena ogni domenica persone sconosciute provenienti dal mondo intero.



Jim Haynes Supper Club Host from After Eight on Vimeo.





http://www.jim-haynes.com/

February 27, 2010

Adriano Olivetti

[...] Fra questi amici ce n'era uno, che si chiamava Adriano Olivetti; e io ricordo la prima volta che entrò in casa nostra, vestito da soldato, perché faceva, a quel tempo, il servizio militare [...] La divisa militare gli cadeva male sulle spalle, che erano grasse e tonde; e non ho mai visto una persona, in panni grigio-verdi e con pistola alla cintola, più goffa e meno marziale di lui. Aveva un'aria molto malinconica, forse perché non gli piaceva fare il soldato; era timido e silenzioso [...] (Natalia Ginzburg - Lessico Famigliare 1963).


Esattamente 50 anni fa (27 febbraio 1960) moriva, in viaggio su un treno da Milano a Losanna, Adriano Olivetti. Imprenditore illuminato, colto e intelligente, riuscì a trasformare la sua azienda in un’impresa internazionale senza mai sfruttare lavoratori e operai, anzi, cercando in tutti i modi di portare serenità, benessere e cultura a chi lavorava per lui… Proprio come succede adesso!
Oggi, in occasione del cinquantenario della sua morte, ho voluto ricordare questo uomo eccezionale che ha da sempre la mia ammirazione e dal quale si dovrebbe imparare molto.


Un imprenditore con il gusto dell’innovazione

Urbanista, editore, scrittore, uomo di cultura; ma Adriano Olivetti è soprattutto un imprenditore capace di radicare nell’impresa la cultura dell’innovazione, l’eccellenza della tecnologia e del design, l'apertura verso i mercati internazionali, il rispetto del lavoro e dei lavoratori. Un imprenditore, oltretutto, capace di selezionare con felice intuito i collaboratori, spesso scelti tra i giovani.

Nel suo stile di management assume un particolare rilievo l’attenzione al miglioramento delle condizioni di vita dei dipendenti. Nel 1948 negli stabilimenti di Ivrea viene costituito il Consiglio di Gestione, per molti anni unico esempio in Italia di organismo paritetico con un importante ruolo consultivo, vincolante per i temi socio-assistenziali. In più occasioni i dipendenti ottengono dall'Olivetti, in anticipo sui contratti collettivi, miglioramenti economici, dell’ambiente di lavoro e dei servizi sociali. L’azienda costruisce quartieri per i dipendenti, nuove sedi per i servizi sociali, la biblioteca, la mensa. A realizzare queste opere sono chiamati grandi architetti: Figini, Pollini, Zanuso, Vittoria, Gardella, Fiocchi, Cosenza.

Anche per il design Adriano Olivetti sceglie collaboratori di grandissimo valore, come Nizzoli, Pintori, Bonfante, Sottsass. Tra la fine degli anni '40 e la fine degli '50 la Olivetti porta sul mercato alcuni prodotti destinati a diventare veri oggetti di culto per la bellezza del design, ma anche per la qualità tecnologica e l'eccellenza funzionale: tra questi, le macchine per scrivere Lexikon 80 (1948) e Lettera 22 (1950) e la calcolatrice Divisumma 24 (1956).


ESTRATTI DAL SUO MESSAGGIO AI DIPENDENTI (24/12/1955)

(è un po’ lungo, ma ne vale la pena!!)

…“ Verso l’estate del 1952 la fabbrica attraversò una crisi di crescenza e di organizzazione che fu appena visibile a tutti, ma che fu non di meno di una notevole gravità. […] A quel punto c’erano solo due soluzioni: diventare più piccoli, diminuire ancora gli orari, non assumere più nessuno; c’erano cinquecento lavoratori di troppo; taluno incominciava a parlare di licenziamenti. L’altra soluzione era difficile e pericolosa: instaurare immediatamente una politica di espansione più dinamica, più audace. Fu scelta senza esitazione la seconda via.

In Italia, in un solo anno, furono assunti 700 nuovi venditori, fu ribassato il prezzo delle macchine, furono create filiali nuove a Messina, Verona, Brescia, alle quali si aggiunsero più tardi quelle di Vicenza e di Cagliari.

La battaglia, […] fu vinta d’impeto, e diciotto mesi dopo il pericolo di rimanere senza lavoro era ormai scongiurato; la battaglia era costata molte centinaia di milioni che non potevano essere equilibrati se non da una migliore organizzazione delle fabbriche. […] E questa macchina organizzativa è ora quasi a punto, ormai quasi finita. E’ fatta per uno scopo solo: assicurare a questa fabbrica e per chi vi lavora, più sicurezza, più libertà, più benessere.

[…] Quando il punto critico cui accennavo dianzi sarà superato, saranno ripresi i lavori della mensa e iniziati quelli per una nuova infermeria, ormai indispensabile.

[…] Non dobbiamo dimenticare che questo gruppo di costruzioni sociali, al pari della nuova mensa e dopomensa, saranno costruite esclusivamente dai vostri compagni di lavoro dei cantieri. Nel programma predisposto, questi lavori avranno la funzione di equilibrare le costruzioni industriali e quelle di case per abitazioni e permetteranno perciò anche nei prossimi anni di mantenere in piena e utile occupazione oltre cento lavoratori, difficilmente trasferibili alle lavorazioni meccaniche.

[…] Organizzando le biblioteche, le borse di studio e i corsi di molte nature in una misura che nessuna fabbrica ha mai operato abbiamo voluto indicare la nostra fede nella virtù liberatrice della cultura, affinché i lavoratori, ancora troppo sacrificati da mille difficoltà, superassero giorno per giorno una inferiorità di cui è colpevole la società italiana.

Noi siamo così sulla via di aiutarvi a cercare e trovare insieme agli strumenti più adeguati e più moderni atti a difendere il vostro fisico, gli alimenti spirituali che è doveroso fornire agli uomini al fine di vivificare il loro spirito e di scoprire la nobiltà del loro cuore, poiché la miseria dell’uomo è più profonda finché non ha rivelato a se stesso la vera coscienza interiore: quella della sua anima.

Anche gli istruttori e i maestri e i giovani del nostro Centro Formazione Meccanici sanno che importa costruire degli uomini, forgiare dei caratteri senza i quali è vana e istruzione e cultura, perchè il volto degli uomini onesti è così importante come il nodo divino che annoda tutte le cose del mondo.

Sia ben chiaro che è lungi da noi il pensiero che queste mete importanti non sostituiscono né il pane, né il vino, né il combustibile e non ci sottraggono quindi al dovere di lottare strenuamente alla ricerca di un livello salariale più alto, quello che darà finalmente la vera libertà che è data ad ognuno soltanto quando può spendere qualcosa di più del minimo di sussistenza vitale.

E questa duplice lotta nel campo materiale e nella sfera spirituale - per questa fabbrica che amiamo - è l’impegno più alto e la ragione stessa della mia vita. La luce della verità, usava dirmi mio Padre, risplende soltanto negli atti, non nelle parole.

[…] crediamo che la giusta strada consista nell’eliminare via via alla radice le cause del bisogno: e su questa linea proseguiremo nei limiti delle possibilità, senza esitazioni.

[…] In questi anni di vita il Consiglio di Gestione, pur avendo dei compiti ancora limitati, ha dato prova di senso di responsabilità e spirito di collaborazione, che noi riteniamo degni di nota e utili sotto ogni riguardo. Esso, sinceramente, cerca di rendere questa fabbrica, compatibilmente con le situazioni di fatto, un posto più dignitoso, più libero per vivere e per lavorare.

[…] Poiché a nessuno di noi deve sfuggire un solo istante che non è possibile creare un’isola di civiltà più elevata e trovarsi a noi tutt’intorno e ignoranza e miseria e disoccupazione.

Perciò io credo - anche - in una società rinnovata, che esalti e non opprima, che riconosca e non disprezzi, che accetti e non respinga l’ordine umano e divino che risplende nella verità, nell’arte, nella giustizia e sopra ogni altra cosa, nella tolleranza e nell’amore. Poiché sono stato con voi nella fabbrica, conosco la monotonia dei gesti ripetuti, la stanchezza dei lavori difficili, l’ansia di ritrovare nelle pause del lavoro la luce, il sole e poi a casa il sorriso di una donna e di un bimbo, il cuore di una madre.

Perciò sono stato io a lanciare l’idea di arrivare qui, nella nostra fabbrica, per primi, a ridurre l’orario, a realizzare gradualmente ma decisamente la settimana di cinque giorni. Ci vollero più di quarant’anni di storia fatta di lavoro per giungere a questo punto: nessuno deve meravigliarsi se questo evento, in seguito alle circostanze e alle difficoltà che vi ho dianzi elencate, non si è realizzato con la precisione di un cronometro; e nella nostra storia tre mesi o sei non contano, purché le conquiste siano vere, durature, frutto di meditate esperienze e di situazioni coerenti.

[…] Tutta la mia vita e la mia opera testimoniano anche - io lo spero - la fedeltà a un ammonimento severo che mio Padre quando incominciai il mio lavoro ebbe a farmi: «ricordati - mi disse - che la disoccupazione è la malattia mortale della società moderna; perciò ti affido una consegna: tu devi lottare con ogni mezzo affinché gli operai di questa fabbrica non abbiano da subire il tragico peso dell’ozio forzato, della miseria avvilente che si accompagna alla perdita del lavoro».

E il lavoro dovrebbe essere una grande gioia ed è ancora per molti tormento, tormento di non averlo, tormento di fare un lavoro che non serva e non giovi a un nobile scopo. L’uomo primitivo era nudo sulla terra, tra i sassi, le foreste e gli acquitrini, senza utensili, senza macchine. Il lavoro solo ha trasformato il mondo e siamo alla vigilia di una trasformazione definitiva.

[…] Nello sconsolato mondo moderno, insidiato dal disordinato contrasto di massicci e spesso accecati interessi, corrotto dalla disumana volontà e vanità del potere, dal dominio dell’uomo sull’uomo minacciato di perdere il senso e la luce dei valori dello spirito, il posto dei lavoratori è uno, segnato in modo inequivocabile.

[…] Le classi lavoratrici, più che ogni altro ceto sociale, sono i rappresentanti autentici di un insopprimibile valore, la giustizia, e incarnano questo sentimento con slancio talora drammatico e sempre generoso; d’altro lato gli uomini di cultura, gli esperti di ogni attività scientifica e tecnica, esprimono attraverso la loro tenace ricerca, valori ugualmente universali, nell’ordine della verità e della scienza.

(il discorso continua…)



Fonti: