In un caldo e afoso pomeriggio di fine agosto, alla ricerca di un
po’ di fresco che non riuscivo a trovare a casa perché non ho
l’aria condizionata, dopo la mattinata passata al Maxxi
con un buon brunch consumato nel suo accogliente bar, mi sono trascinata
(termine giusto perché il calore non era diminuito ma la noia di restare ferma
a lungo mi stava assalendo) fino all’Auditorium, non molto distante, per
fortuna, da lì.
Mi stavo già pentendo della mia decisione, perché non si vedeva intorno anima
viva e sembrava che tutto il complesso fosse immerso in un sonno profondo in
attesa dell’autunno. Ma ho deciso di proseguire ancora per qualche metro,
almeno per riuscire a mettere la testa all’ombra e trovare un posticino
per sedermi, in attesa di ritrovare la forza per ripercorrere la strada
all’inverso. E invece, con mio grande stupore, ho visto persone che si
muovevano all’interno della libreria, così sono entrata e una ventata di
aria fresca mi ha piacevolmente avvolta.
Passeggiando senza meta tra i libri per trovare qualcosa da leggere e
sfogliare per allungare il tempo in quella fresca oasi culturale mi sono
imbattuta in questo libro sottile che ho preso senza troppa convinzione ma che,
essendo piccolo, avrei potuto leggere agilmente seduta sui comodi gradoni imbottiti
della libreria, nello spazio dedicato ai bambini.
L’ho iniziato a sfogliare pigramente ma mi ha catturato subito: sono capitoletti di una o due pagine in cui vengono descritte impressioni, raccontate esperienze, appuntate riflessioni sulla vita americana e i suoi abitanti soprattutto nelle grandi città, prima fra tutte New York, con un occhio critico - a volte molto critico - all'Italia e a come affrontiamo noi la vita. L'ho letto un po' lì e poi l'ho comprato.
L'autore, Stefano D'Andrea, non nasconde il suo giudizio parziale a favore degli States, e anche se a volte non sono stata completamente d'accordo su alcune sue conclusioni, ho sperimentato anch'io molto di quello che racconta, quando ci sono stata, e devo dire che il mio giudizio è molto simile al suo: confrontando le due culture, abbiamo ancora molto da imparare, ma anche qualcosa (troppo poco, purtroppo) da insegnare.
Insomma, quando un libro mi fa riflettere, mi emoziona, mi commuove (leggermente ma lo ha fatto) e mi diverte, sento di potervi dire che 10 euro si possono spendere tranquillamente e ve lo suggerisco come una leggera ma piacevole lettura di fine estate.
Enjoy!