Showing posts with label cultura. Show all posts
Showing posts with label cultura. Show all posts

May 15, 2013

Librerie, libri, e-book e futuro


(libreria Notebook dell'Auditorium - Roma)

Mi è sempre piaciuto entrare in libreria, gironzolare tra i libri, scoprire nuovi titoli e nuovi autori, passarci pomeriggi interi e poi uscire, sempre, con qualcosa in mano. E' un lusso che sta scomparendo questo. Piano piano, quasi silenziosamente, presi come siamo dalla frenesia contemporanea, quasi non ci accorgiamo che molte librerie hanno chiuso o che la gran parte dello spazio una volta dedicato ai libri si sta assottigliando sempre più, lasciando il posto a oggetti tecnologici, da regalo, accessori di design per la casa o la cucina. E i libri, un tempo padroni del locale, sono sempre più relegati agli angoli.

Con l'arrivo degli e-book, un cambiamento doveva pur esserci: con questo nuovo sistema, gli spazi fisici non sono più così importanti, il libro, come la musica, è diventato immateriale, un file che si può caricare comodamente su un supporto elettronico che ne contiene a migliaia, che è maneggevole e si può portare in vacanza o in giro senza il fastidio del peso e del volume. Una grande rivoluzione! E comoda oltretutto! Però...

Però c'è un però: le librerie non sono, non lo sono mai state, un mero negozio di libri (e i libri non sono mai stati pura merce) ma un luogo magico dove quando entri ti è permesso girare per ore tra i numerosissimi titoli indisturbato, fare scoperte, leggere gli incipit, inebriarsi del profumo di carta e di stampa, farsi conquistare da una bella copertina e infine sceglierne uno oppure no. Quanti libri io ho scoperto così e che altrimenti non avrei mai comprato? Ho letto libri meravigliosi grazie a quei pomeriggi passati a bighellonare in libreria. E ho paura che presto questa bellissima possibilità potrà sparire.

(libreria del Palazzo delle Esposizioni - Roma)

Io non sono contraria agli e-book, sono uno strumento straordinario e comodo, ma mi piacerebbe che i cari, vecchi libri continuassero a coesistere ancora a lungo. Il catalogo dei titoli su uno schermo è per forza di cose asettico, freddo, impersonale, ed è difficile che si possano fare scoperte entusiasmanti se prima qualcuno o qualcosa non ti abbia consigliato di leggere quel libro. Come orientarsi nella mole infinita di titoli? Saremo condizionati dalle scelte degli altri, che sia un amico o un critico, e non dalla nostra ispirazione del momento. E questo lo trovo molto triste perché la nostra preziosa libera scelta si riduce.

Le scoperte casuali spariranno e sono quelle che mi mancheranno più di tutte perché ogni libro che ho comprato grazie a loro, oltre alla storia che raccontano al loro interno, ne hanno una che li coinvolge e che me li fa sentire più miei e unici.

Tempo fa lessi un articolo sulle librerie del futuro e di come potrebbero riciclarsi per non sparire completamente, ne ritagliai una parte che vi mostro qui:


Potrebbe essere una buona soluzione e luoghi di aggregazione di questo tipo in una società sempre più egoista e individualista non possono che far bene, ma io spero che ci sia posto anche per il "prodotto-libro" così come lo conosciamo oggi e che librerie e biblioteche si possano integrare e fondere tra loro per far continuare a esistere quell'insieme di fogli rilegati che ha accompagnato generazioni.

Questo video, forse lo conoscete, è un po' vecchiotto, del 2010, ma resta sempre molto efficace e rivederlo è sempre un piacere!




March 3, 2013

Un pomeriggio neoclassico

Ultimamente, nel pomeriggio dei giorni festivi e feriali (quando il lavoro me lo permette), vado spesso a farmi delle belle e lunghe passeggiate che terminano ogni volta in un locale diverso dove mi ristoro con un buon cappuccino, passione di questo inverno.

Oggi è stata la volta del bar, ristorante, atelier, museo e albergo Canova Tadolini in via del Babuino a Roma (se cliccate sul nome, troverete tutta la storia di questo locale e anche altre informazioni).

Tante volte ci ero passata davanti, per anni, ma non mi ero mai fermata perché credevo fosse una galleria d'arte, piena di statue neoclassiche com'è - via Margutta, in fondo, è poco distante -. Invece ho scoperto di recente che potevo godermi lo spettacolo al modico costo di un cappuccino. Un po' più caro del normale ma non così tanto da essere proibitivo.




E la visita vale eccome: appena si entra un'enorme statua equestre sovrasta la cassa, a sinistra c'è il bar tradizionale col bancone e in fondo al locale e a destra due stanze con un po' di tavolini per sedersi (c'è anche una stanza che accoglie il vecchio studio artistico con tutti gli attrezzi per la scultura a vista).


Ma il vero spettacolo è al piano di sopra, dove c'è il ristorante. Una stanza dentro l'altra segnano un percorso labirintico incredibile: tra specchi incorniciati da stucchi barocchi e statue neoclassiche hanno trovato posto tavoli e sedie per i commensali. Uno o due tavoli al massimo per stanza, creando un ambiente intimo a mo' di salottini privati.


(qui siamo al piano di sopra e dalla finestra si vede il retro della statua equestre dell'ingresso)


Be' ecco, spero di avervi incuriosito abbastanza, se venite a Roma, un salto qui dovrete farlo di sicuro. Non ve ne pentirete!


February 17, 2013

...e se capitate a Roma, fate un salto anche al Bibliocaffè Letterario

C'è un altro posto che vorrei farvi conoscere: un locale insolito per la Capitale e credo anche per il resto d'Italia. E' il Bibliocaffè Letterario. 





























Questo posto meraviglioso è insieme una biblioteca pubblica (perché fa parte del circuito delle biblioteche di Roma), un vero e proprio caffè letterario, ricco di eventi culturali e artistici, un posto dove potersi rilassare, bere un aperitivo, un caffè, mangiare qualcosa, assaggiare un dolce, guardare le opere di artisti e di designer alle pareti o per il locale, sedersi su centinaia di sedie e poltrone tutte diverse e farsi illuminare da lampade altrettanto diverse e numerose. 




Leggo dalla presentazione della loro pagina Facebook"Il Bibliocaffé… rappresenta un progetto del tutto innovativo, che prende spunto dall'esperienza londinese degli Idea Stores, nuovi edifici - collocati in aree o centri commerciali della città - che uniscono ai servizi tradizionalmente offerti dalle biblioteche, attività di formazione permanente e attrazioni culturali, offrendo contestualmente spazi di incontro, zone di ristorazione, spazi espositivi".






Ci si può isolare per un po' leggendo un libro dentro questa comoda nicchia di vimini

oppure mettersi a leggere il giornale. C'è una bella selezione di quotidiani a disposizione

l'ultima volta che ci sono andata avevano organizzato una festa per bambini qui dentro, ma credo si possa prenotare per qualsiasi evento.


Ci si può incontrare per lavorare o per studiare insieme se un po' di musica di sottofondo non vi disturba, lo spazio è tanto e c'è posto per tutti e il wi-fi è disponibile per navigare gratis. 


Qui, qualche anno fa, ci ho visto la presentazione di uno degli ultimi libri di Umberto Eco durante una piacevolissima serata con lui e Furio Colombo ospiti.






December 11, 2012

Di libri, di promozione e di creatività per amarli

Annamaria Testa è una creativa e tante altre cose, e io sono anni che seguo i suoi lavori e leggo i suoi libri perché offrono sempre spunti interessanti e originali. Da un po' di tempo partecipa al settimanale Internazionale in cui ha una rubrica dove parla di comunicazione in tutte le sue forme. Come sempre il suo punto di vista non è mai banale e gli approfondimenti che propone sono ricchi di informazioni utili per chi è interessato all'argomento.

La scorsa settimana, per esempio, ha scritto un articolo sulle campagne di promozione della lettura in tutto il mondo linkando una serie di video uno più bello dell'altro. Ne ho scelti alcuni, per lasciare una traccia anche qui, perché con tutta questa mole di informazioni che offre internet, c'è il rischio di perdersi parecchio per strada.

Eccoli: 

















Questo è il mio preferito:




E questa è una bella pubblicità, nonostante sia di automobili:




A proposito di creatività e di sintesi, Annamaria Testa sul suo articolo segnala anche l'annuncio per gli audiolibri del Crossword bookstore di Mumbai, in India. L'avevo visto che gironzolava su Facebook, come una delle tante foto che si condividono, e già lì mi aveva colpito perché è un'immagine molto bella, ma non sapevo a cosa si riferisse. Adesso, oltre che bella, trovo che sia geniale.


Ecco. Questo è quello che più o meno succede all'estero.

Noi, invece, per disincentivare la lettura tra le giovani generazioni, abbiamo questo orrore efficacissimo:



October 24, 2012

Le elezioni americane spiegate a una figlia

Questo è un video realizzato da Luca Martera, un mio amico regista e autore tv, Daniele Della Valle, videomaker, e al quale ho collaborato in minima parte anch'io, per partecipare a un concorso organizzato dall'ambasciata americana a Roma. In palio c'è la possibilità di assistere in ambasciata alle elezioni Usa 2012, tra Barack Obama e Mitt Romney. Se il video risulterà vincente, questo mio amico cercherà di documentare la serata con delle riprese.

Lo pubblico qui perché, oltre a dargli maggiore visibilità (sperando nei vostri 'mi piace' sul canale Youtube), lo trovo molto interessante. E' un papà americano che spiega a sua figlia, in maniera chiara e sintetica, il sistema elettorale degli States, la composizione del Parlamento e come funziona il bipartitismo puro. Anche questa è cultura!


(chi vuole, su Youtube può attivare i sottotitoli in italiano)


QUI c'è anche il sito di un altro mio amico che mi ha aiutato a diffondere il video.


Buona visione!


August 29, 2012

Un libro, per caso

In un caldo e afoso pomeriggio di fine agosto, alla ricerca di un po’ di fresco che non riuscivo a trovare a casa perché non ho l’aria condizionata, dopo la mattinata passata al Maxxi con un buon brunch consumato nel suo accogliente bar, mi sono trascinata (termine giusto perché il calore non era diminuito ma la noia di restare ferma a lungo mi stava assalendo) fino all’Auditorium, non molto distante, per fortuna, da lì. 




Mi stavo già pentendo della mia decisione, perché non si vedeva intorno anima viva e sembrava che tutto il complesso fosse immerso in un sonno profondo in attesa dell’autunno. Ma ho deciso di proseguire ancora per qualche metro, almeno per riuscire a mettere la testa all’ombra e trovare un posticino per sedermi, in attesa di ritrovare la forza per ripercorrere la strada all’inverso. E invece, con mio grande stupore, ho visto persone che si muovevano all’interno della libreria, così sono entrata e una ventata di aria fresca mi ha piacevolmente avvolta. 






Passeggiando senza meta tra i libri per trovare qualcosa da leggere e sfogliare per allungare il tempo in quella fresca oasi culturale mi sono imbattuta in questo libro sottile che ho preso senza troppa convinzione ma che, essendo piccolo, avrei potuto leggere agilmente seduta sui comodi gradoni imbottiti della libreria, nello spazio dedicato ai bambini. 
 



L’ho iniziato a sfogliare pigramente ma mi ha catturato subito: sono capitoletti di una o due pagine in cui vengono descritte impressioni, raccontate esperienze, appuntate riflessioni sulla vita americana e i suoi abitanti soprattutto nelle grandi città, prima fra tutte New York, con un occhio critico - a volte molto critico - all'Italia e a come affrontiamo noi la vita. L'ho letto un po' lì e poi l'ho comprato.

L'autore, Stefano D'Andrea, non nasconde il suo giudizio parziale a favore degli States, e anche se a volte non sono stata completamente d'accordo su alcune sue conclusioni, ho sperimentato anch'io molto di quello che racconta, quando ci sono stata, e devo dire che il mio giudizio è molto simile al suo: confrontando le due culture, abbiamo ancora molto da imparare, ma anche qualcosa (troppo poco, purtroppo) da insegnare. 

Insomma, quando un libro mi fa riflettere, mi emoziona, mi commuove (leggermente ma lo ha fatto) e mi diverte, sento di potervi dire che 10 euro si possono spendere tranquillamente e ve lo suggerisco come una leggera ma piacevole lettura di fine estate.

Enjoy!


June 23, 2012

Imparare dalle piccole cose. Le più importanti

Robert Fulghum è uno scrittore americano. Una scuola di Reggio Emilia ha riportato in bacheca una delle sue frasi più belle. Un genitore della scuola ha scelto quella frase per scrivere uno dei 1.600 post-it nella piazza della città il 28 maggio 2011. Un altro genitore lo ha letto e ha deciso di farne un video.



(14 novembre 2011)


A mia volta, io l'ho visto su Facebook grazie a Simonetta Felli e mi è piaciuto talmente tanto che l'ho voluto condividere anche qui. 



June 10, 2012

Una bella serata d'antan

Ieri sera al Palladium, teatro del popolare e vivacissimo quartiere romano Garbatella, grazie alle amicizie di un mio caro amico, ho assistito alla visione di "Vedi Napoli e poi muori!", un raro film muto (più correttamente "silenzioso") italiano del 1924 (regista Eugenio Perego), prodotto dalla Lombardo Film, dalle cui ceneri è nata la Titanus. Restaurato da poco dalla Cineteca di Bologna, è stato musicato dal vivo dall'orchestra dell'università di Parma, venuta a Roma per l'occasione.

Qui alcune foto:












questa è la protagonista del film, Leda Gys, nei panni di Pupatella 

nel cast, anche un giovanissimo Nino Taranto



(Le foto, purtroppo non sono di buona qualità perché sono state fatte con un iPod)

October 23, 2011

Un fine settimana casualmente americano a Roma

E' cominciato venerdì pomeriggio, uscendo dal lavoro e andando in libreria, dopo aver ricevuto una mail dalla bella e vecchia libreria Croce di uno sconto del 25% su tutti i libri per la sua prossima chiusura (ahimé!).

Gironzolando tra gli scaffali e i tavoli la mia attenzione è stata catturata da libri tutti riguardanti l'America e New York, e così mi sono portata a casa un libro della Taschen su Hopper, il bel libro di Sempé sulle copertine del New Yorker da lui disegnate, e un libro di narrativa di Adam Gopnik, guarda caso anche lui scrittore sul New Yorker.





La sera, poi, sono andata a seguire al Palazzo delle Esposizioni di Via Nazionale, un bel documentario sul New York Times (in lingua originale con sottotitoli) e sullo stato della stampa dopo l'avvento di Internet: "Page one: a year inside the New York Times", nell'ambito di un'iniziativa curata dal settimanale Internazionale per il festival del giornalismo tenuto recentemente a Ferrara.
 
Oggi, infine, in occasione di un piccolo rinfresco che farò domani in redazione per festeggiare la mia assunzione avvenuta a maggio (poi sono cominciati i turni per le ferie e non ho più avuto il tempo per organizzare la cosa), ho pensato bene di inaugurare delle teglie in silicone per mini muffin sbizzarrendomi nella preparazione di questi dolcetti in vari gusti: con farina di castagne, mela e cannella, ai mirtilli, con gocce di cioccolato...

A fine giornata, pubblicherò le foto di quello che sarà uscito fuori. Stay tuned!

Eccomi qui. Come promesso, queste sono le foto delle mie fatiche pomeridiane ai fornelli (i link portano alle ricette che ho seguito):



e infine, tanto per coronare il fine settimana americano, muffin ai mirtilli


September 24, 2009

Scrivere a mano... cari ragazzi, che vi perdete!


Umberto Eco sul Guardian: «I nostri figli non sanno più scrivere a mano»
La scrittura insegna a controllare le nostre dita e incoraggia la coordinazione occhio-mano.


ROMA (21 settembre) - Dalle pagine del quotidiano britannico The Guardian il semiologo Umberto Eco lancia un allarme: «I bambini, e non solo loro, non sanno più scrivere a mano». Nell'articolo pubblicato oggi, il professore, saggista e scrittore di Alessandria si dice «preoccupato per quel 50 per cento di ragazzi italiani che hanno problemi con la grafia, oltre che con gli errori di ortografia». Una fenomeno che per Eco sarebbe iniziato ben prima dell'avvento del computer e del cellulare: «La crisi è cominciata con l'avvento della penna a sfera: la gente non aveva più interesse a scrivere in quanto, con questo prodotto, la scrittura non ha anima, stile e personalità». «La mia generazione - prosegue l'autore di romanzi di successo internazionale come "Il nome della Rosa" e "Il pendolo di Foucault" - ha imparato a scrivere a forza di ricopiare in bella grafia le lettere dell'alfabeto. Può sembrare un esercizio ottuso e repressivo, ma ci ha insegnato a tenere i polsi fermi sulle nostre scrivanie, sui nostri computer portatali». Ma perchè rimpiangere la buona scrittura nell'epoca delle tastiere che incoraggiano il pensiero rapido? «Perchè - risponde Eco - l'arte della scrittura insegna a controllare le nostre dita e incoraggia la coordinazione occhio-mano. Le persone non viaggiano più a cavallo, ma molti vanno a scuola di equitazione. Esistono strade e ferrovie, ma le persone si godono a piedi i valichi alpini. Sarebbe una buona cosa se i genitori iscrivessero i propri figli a scuole di calligrafia per partecipare a gare e tornei».


Da Il Messaggero online.