August 29, 2012

Un libro, per caso

In un caldo e afoso pomeriggio di fine agosto, alla ricerca di un po’ di fresco che non riuscivo a trovare a casa perché non ho l’aria condizionata, dopo la mattinata passata al Maxxi con un buon brunch consumato nel suo accogliente bar, mi sono trascinata (termine giusto perché il calore non era diminuito ma la noia di restare ferma a lungo mi stava assalendo) fino all’Auditorium, non molto distante, per fortuna, da lì. 




Mi stavo già pentendo della mia decisione, perché non si vedeva intorno anima viva e sembrava che tutto il complesso fosse immerso in un sonno profondo in attesa dell’autunno. Ma ho deciso di proseguire ancora per qualche metro, almeno per riuscire a mettere la testa all’ombra e trovare un posticino per sedermi, in attesa di ritrovare la forza per ripercorrere la strada all’inverso. E invece, con mio grande stupore, ho visto persone che si muovevano all’interno della libreria, così sono entrata e una ventata di aria fresca mi ha piacevolmente avvolta. 






Passeggiando senza meta tra i libri per trovare qualcosa da leggere e sfogliare per allungare il tempo in quella fresca oasi culturale mi sono imbattuta in questo libro sottile che ho preso senza troppa convinzione ma che, essendo piccolo, avrei potuto leggere agilmente seduta sui comodi gradoni imbottiti della libreria, nello spazio dedicato ai bambini. 
 



L’ho iniziato a sfogliare pigramente ma mi ha catturato subito: sono capitoletti di una o due pagine in cui vengono descritte impressioni, raccontate esperienze, appuntate riflessioni sulla vita americana e i suoi abitanti soprattutto nelle grandi città, prima fra tutte New York, con un occhio critico - a volte molto critico - all'Italia e a come affrontiamo noi la vita. L'ho letto un po' lì e poi l'ho comprato.

L'autore, Stefano D'Andrea, non nasconde il suo giudizio parziale a favore degli States, e anche se a volte non sono stata completamente d'accordo su alcune sue conclusioni, ho sperimentato anch'io molto di quello che racconta, quando ci sono stata, e devo dire che il mio giudizio è molto simile al suo: confrontando le due culture, abbiamo ancora molto da imparare, ma anche qualcosa (troppo poco, purtroppo) da insegnare. 

Insomma, quando un libro mi fa riflettere, mi emoziona, mi commuove (leggermente ma lo ha fatto) e mi diverte, sento di potervi dire che 10 euro si possono spendere tranquillamente e ve lo suggerisco come una leggera ma piacevole lettura di fine estate.

Enjoy!


6 comments:

dede said...

il libro mi interessa e credo proprio che lo comprerò Carla, ma per quel poco che ho potuto capire della mitica Merica, non è del tutto vero che abbiamo molto da imparare e troppo poco da insegnare.

Carla said...

Non certo da parte dei governi (in questo sono e resto anti imperialista), ma da parte dei comportamenti della gente, più civile per tante cose, forse sì (ovviamente parlo del presente, non del passato)... L'ultima frase del libro è questa: "L'America è un'idea verso cui noi dobbiamo tendere per non andare in cancrena, sperando di non raggiungerla mai". Ecco, magari aprirci un po' di più verso l'esterno, ci farebbe bene, diciamo così :) Anche guardando agli altri paesi europei, senza andare troppo lontano attraversando l'oceano, però alcune opportunità capitano solo lì

Carla said...

Dede, io parlo ovviamente per quel poco di esperienza che ho avuto. Tu hai avuto la possibilità di passarci più tempo e il tuo giudizio è più completo quindi non me la sento di dire che non sono d'accordo con te, ma questa è la sensazione che New York (come altre città europee) mi ha lasciato... La sensazione è che tutta questa grande storia che abbiamo alle spalle è da tempo diventata una zavorra invece che una risorsa e non riusciamo a riemergere per competere nel mondo attuale.
Forse non si dovrebbero fare confronti, ma è inevitabile. :)

Fabipasticcio said...

concordo con Dede sul fatto che non abbiamo troppo poco da insegnare, credo che chi abbia sempre viva la voglia di imparare sia in grado di insegnare...detto ciò mi segno questo libro per il consorte e mi permetto di consigliartene un altro Paul Watzlawaki America Istruzioni per l'uso.

Carla said...

Grazie Fabi, il libro lo conosco, è un buon consiglio! :)

Carla said...

Metto qui un breve messaggio che mi ha scritto l'autore del libro con il quale, nel frattempo, sono diventata amica su Facebook:

Cara Carla, mi sono imbattuto in un tuo post su blog circa LAMERIKANO. Sono belle parole e soprattutto non richieste. Le più benvenute. Grazie mille!

Stefano


...e so' soddisfazioni! ;))