February 24, 2011

Gulasch!

Roma, 24 febbraio, una temperatura che oscilla tra 1 e 8 gradi. Dopo che la scorsa settimana la primavera si era affacciata prepotente e prematura, facendo esplodere i fiori di mimosa e sbocciare i primi timidi fiorellini sugli alberi spogli, ecco tornare il freddo (beh, insomma, freddo per gli standard romani ecco, non quello vero!), una tramontana come non si vedeva e sentiva da tempo e che mi ha subito ringalluzzito.

Cosa preparare per cena in una bella serata invernale come questa? Proviamo con il gulasch! L'ho sempre mangiato e apprezzato nei ristoranti ma questa volta ho voluto provare a prepararlo a casa. La ricetta, come al solito, l'ho presa da internet, sul sito di GialloZafferano e le dosi sono per 4 persone, io ovviamente ho fatto un po' a occhio dimezzando tutto. Non vi riporto la ricetta qui, la potete tranquillamente leggere cliccando sul link.

Mentre sto scrivendo queste poche righe, in attesa che finisca di cuocersi, un profumo di cucina mitteleuropea si sta spandendo per tutta casa...


Ecco come si presenta a cottura ultimata. L'aspetto è invitante e il profumo anche. Non resta che assaggiarlo.


 
Buon appetito a tutti!

6 comments:

Anna Luisa e Fabio said...

E' un piatto che prepariamo raramente, ma mi sembra perfetto per queste giornate fredde.
Fabio

Carla said...

Grazie, Fabio. Beh, per me è stata la prima volta in assoluto, però devo dire che il risultato non ha deluso e non è nemmeno difficile, è solo un po' lunga la cottura.

dede said...

Il vero goulasch in realtà sarebbe una zuppa di carne piccante molto brodosa, l'ho scoperto da una tizia ungherese doc. Noi però continuiamo a tifare per lo spezzatino con paprika, e lo accompagnamo con la polenta o col riso bianco però in una sorta di ecumenismo gastronomico un giorno o l'altro lo vorrei provare con il cous cous. secondo me ci starebbe benissimo

Carla said...

Anche secondo me Dede, che bella idea che mi hai dato! In effetti polenta o riso sono gli accompagnamenti tradizionali, ma il cous cous è altrettanto versatile.
Ho letto un po' la storia del piatto, il cui nome deriva proprio da una tribù nomade ungherese, e sembra che il piccante sia stato aggiunto in un secondo tempo: inizialmente era solo carne cotta con cipolle e poi seccata al sole e conservata in otri, poi per consumarla la si faceva rinvenire in acqua calda e si aggiungevano altre verdure... mi piacerebbe assaggiare una volta la versione originale!

cri said...

posso venire a cena da te? il piatto mi ispira molto....

Carla said...

Certo Cristina, sei la benvenuta! Quando torni a Roma avvertimi che ci vediamo! :)